42 anni fa l’Italia diceva addio all’ Odissea degli ospizi

Il 13 maggio 1978 in Italia veniva approvata la cosiddetta legge Basaglia, la legge 180, che riformava l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica, proponendo un superamento della logica dei manicomi.

Negli ultimi 42 anni sono stati 20 milioni gli italiani curati fuori dai manicomi, in strutture più adeguate e con cure mediche più appropriate, secondo la Società italiana di psichiatria (Sip).

L’Italia di fatto è l’unico paese al mondo, sostiene la Sip, che ha effettivamente superato le “Istituzioni totali”, giungendo alla definitiva chiusura dei manicomi e degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.Nel nostro paese inoltre, si è anche dotati di un assetto giuridico-normativo a tutela dei diritti delle persone affette da disturbi mentali, tra i più avanzati al mondo.

La legge 180 del 78 prende il nome dallo psichiatra Franco Basaglia che impose la chiusura degli istituti psichiatrici e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio.

I manicomi erano luoghi in cui la qualità della vita dei pazienti e spesso anche la loro dignità non era tenuta in considerazione e dove venivano usate terapie invasive, come l’elettroshock, oltre che erano luoghi in iper affollamento che arrivavano a contare fino a 2000 persone per ciascun istituto, e l’obiettivo era non tanto quello di curare quanto piuttosto quello di “rinchiudere”, tenere i “matti” lontani dal resto del mondo.

Secondo molti esperti, i manicomi svolgevano un ruolo di controllo sociale nei confronti di chi si trovava ai margini della società, includendo delinquenti, prostitute o omosessuali, data la facilità con cui era possibile internare una persona, ma non solo. Nel periodo fascista, infatti, il manicomio fu una sorta di “arma” per i dissidenti politici che venivano allontanati dalla società e controllati.

Oggi, secondo i dati della Società italiana di psichiatria, sono circa 800mila le persone assistite ogni anno nei dipartimenti di salute mentale (pari all’1,5 cento della popolazione adulta) e sono in aumento i pazienti con disturbi della personalità o con disturbi psichici legati all’uso di sostanze stupefacenti.

Quello degli ospizi e degli ospedali psichiatrici era un vero inferno ed in tanti hanno denunciato il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell’aggressività che caratterizza in qualche caso la malattia mentale. Rappresenta bene questa realtà il film Qualcuno volò sul nido del Cuculo tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, che scrisse il libro in seguito alla propria esperienza da volontario all’interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California.

Una realtà fortunatamente lontana ma che non deve essere dimenticata ed è per questo che la pellicola nel 1993 è stata scelta per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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