Il 25 aprile del 1945 e il 25 aprile di oggi, due guerre diverse, un unico obiettivo: uscirne indenni.

Il 25 aprile 1945, la voce di Corrado Mantoni annunciava trionfante ed emozionato “la fine della seconda guerra mondiale”. Oggi più di ieri, il 25 aprile, questo giorno assume un significato ancora più forte, ancora più pregnante visto quello che tutti, a livello globale, stiamo vivendo. Nel 1945, i soldati nazisti e fascisti si ritirarono a Torino e Milano, anche se la guerra di fatto continuò, ancora per un po’, ma la liberazione dal nazifascismo era questione di ore. A Milano e Torino fu costituita la Repubblica di Salò, che avrebbe avuto però vita breve, grazie all’intervento degli alleati ma soprattutto di tante persone affamate di libertà. La decisione di scegliere il 25 aprile come data simbolica per la festa nazionale di liberazione, fu presa l’anno e precisamente il 22 aprile 1946 con l’ultimo governo del Regno d’Italia sotto la guida di un lungimirante Alcide De Gasperi e con la legge 269 del maggio 1949, divenne di fatto festa nazionale. Anche oggi come ieri, l’Italia, cerca di ripartire e lo fa attraverso gli occhi e la volontà di gente che non si arrende mai e fa arrabbiare come in tv, nonostante le migliaia di morti si continui a fomentare odio e a gettare benzina sul fuoco, riguardo fratture endemiche mai sopite tra Nord e Sud. Sui social sono nati infatti gruppi pro e contro un determinato personaggio, in altri casi si fanno confronti, inopportuni, tra due diverse sanità, sta di fatto che anche noi stiamo combattendo una battaglia, molti sono in quarantena forzata, altri hanno deciso di non lavorare nonostante le maglie fossero state allargate perché costretti a ripartire in fretta e a spese proprie ed è proprio su questo punto che ci si vuole soffermare. I commercianti, per esempio, gli esercizi come bar, ristoranti, pizzerie e alberghi, restano il settore maggiormente colpito e se da una parte con l’ordinanza e i decreti che parlano di fase 2 si concede agli stessi una finestra sul discorso “asporto” cibo, dall’altra in molti questi giorni, hanno sollevato il problema della sanificazione, della spesa ingente e della confusione che regna sovrana, su chi debba fare cosa e soprattutto con quali mezzi economici? Si chiede un sacrifico alle persone, ai lavoratori, ma sicuramente si chiede anche uno sforzo in più da parte delle istituzioni, uniche in grado di trovare sostegno per le famiglie e le microimprese costrette in questi due mesi ad aver dovuto abbassare la serranda, a non fare introiti e a dover comunque pagare gli affitti. Cosa succederà? Da lunedì vedremo di nuovo bar aperti? Ristoranti e pizzerie? Ai posteri l’ardua sentenza.

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